AZIONE GIOVANI VICENZA

la giovane destra vicentina

AVANTI RAGAZZI DI BUDA, AVANTI RAGAZZI DI PEST

In questi giorni è nato in un Ungheria un movimento di protesta popolare di massa, che si scaglia contro il premier socialista Ferenc Gyurcsany, il quale ha pubblicamente ammesso di aver mentito per anni al popolo magiaro al fine di esser rieletto primo ministro.

Una rivolta di popolo, guidata dai giovani delle destre e composta da persone di ogni schieramento politico che vogliono riscattare la dignità del popolo ungherese, ancora una volta vergognosamente colpita dai nuovi comunisti.

A 50 anni esatti dalla rivolta di Budapest, la gioventù dell'Ungheria dimostra ancora una volta ai popoli europei che combattere per il proprio popolo contro le menzogne di una classe politica che ha mantenuto per sessant'anni i propri paesi in uno stato di degrado sociale e culturale non solo è giusto, ma è anche necessario.

I ragazzi di Budapest, di ieri come di oggi, sono un esempio di lotta per libertà e giustizia, un esempio per la gioventù europea e un auspicio, un vento, che ci permette di percorrere con piu' fiducia la battaglia per il riscatto della nostra Europa, l'Europa dei popoli e delle nazioni.

THE WALL

Per arginare il degrado di Via Anelli a Padova, la giunta di centro-sinistra costruisce un muro in lamiera per circondare il complesso la Serenissima dove si annida il degrado maggiore.
Degno di nota il rimpallarsi di accuse allÂ’interno del centro sinistra.
Ai centri sociali che si opponevano alla costruzione del muro si è rivolto il Sindaco Zanonato: “Dicono le stesse cose della destra, sono vittime della medesima campagna di disinformazione estiva. A questo punto debbo pensare che i Disobbedienti preferiscano lo spaccio di droga” [ma vaÂ’?, n.d.r.]
Replicano i Verdi “Quello che è stato fatto dalla giunta, pur andando nel segno del superamento del ghetto è troppo poco. Un piano pensato e portato avanti senza un reale rapporto con le associazioni operanti in Via Anelli. Quanto al muro è un fatto grave, una scelta stupida, che ha scatenato il razzismo delle destre ed il rilancio di un lager cpt. LÂ’operazione, oltre che inefficace, alimenta ulteriormente la logica del ghetto e cancella il poco di buono intrapreso con lÂ’avvio dello smantellamento delle palazzine di Via Anelli. Va subito rimosso.”

Notare la fobia della sinistra verso la destra che viene tirata in ballo anche quando si tratta di polemiche tutte interne alla sinistra, n.d.r.

SALVIAMO LA MEMORIA!

Trentadue miliardi di dollari di investimenti per la realizzazione del Gap, il Grande Progetto del Sudest Anatolico. Ventidue sbarramenti da realizzare sul Tigri e lÂ’Eufrate per rispondere al bisogno di energia e di acqua della zona sud-est della Turchia. Che, a voler rispettare il diritto di autodeterminazione dei popoli, si tratta del nord-ovest del Kurdistan.
Per realizzare questo maestoso progetto, la realizzanda diga di Ilisu porterebbe alla scomparsa della città di Hasankeyf, ove si possono trovare ancora ben visibili resti archeologici assori, romani, ottomani. Diecimila anni di storia che, se andrà in porto, saranno sommersi dallÂ’acqua della diga, trasformando questo sito archeologico in un lago.
A difesa di un simbolo della propria storia si è mobilitata la popolazione curda, al cui fianco si sono schierati archeologi da tutto il mondo. 


 

FUORI TEMPO MASSIMO

Il presidente della Camera Fausto Bertinotti annuncia che ha raccolto lÂ’invito di Giorgia Meloni e parteciperà alla festa nazionale di Azione Giovani in settembre a Roma.

Il Partito dei Comunisti Italiani la prende male e indice una giornata di mobilitazione antifascista per il giorno in cui Bertinotti parlerà alla nostra festa nazionale.
I Giovani Comunisti Italiani fanno sapere che non parteciperanno “mai ad iniziative congiunte con gli eredi dei fucilatori di Marzabotto e delle Fosse Ardeatine”.

Una mobilitazione antifascista nel 2006? Solitamente, se si deve manifestare contro, un partito, una  idea, un evento lo si fa per qualcosa di attuale di esistente. Il Fascismo risulta essere stato sconfitto in armi nel 1945. Avrebbe senso ora, guardando dalla nostra parte, una manifestazione anticomunista? Aveva senso fino al 1989 per esprimere la solidarietà agli operai polacchi, cecoslovacchi, ungheresi che si ribellavano ai loro padroni oppressori comunisti.
Crediamo che se il fascismo esistesse ancora quelli che oggi sono antifascisti militanti si dedicherebbero a manifestazioni anti-cartaginesi o anti-hittite. TantÂ’è che, salvo rare eccezioni, il popolo italiano si è scoperto antifascista dopo il 25 Aprile 1945.

Alberto Asor Rosa, docente di letteratura italiana storico e critico, uomo di sinistra : “Accettare quellÂ’invito significa andare a discutere in pubblico con i giovani di una fazione politica a cui è difficile riconoscere una piena legittimità culturale e politica. Io, per il valore simbolico del gesto, non ci sarei mai andato.” E per spiegare il senso della sua affermazione, aggiunge: “io mi riferisco alla povertà culturale e oserei dire antropologica di questa pretesa formazione di destra che è AN. Nella realtà italiana attuale non mi pare che AN abbia le carte in regola per poter aspirare ad un riconoscimento politico-culturale, ne deve passare di tempo”.
Tradotto: Io, Asor Rosa, decido chi ha spessore culturale e chi ne è privo, disconoscendo a questi ultimi la dignità di operare nellÂ’agone politico democratico.
Perbacco, un ragionamento degno di Pinochet e Kim Jong-II. Al giornalista che domanda se non vi sia valore in ogni confronto, Asor Rosa risponde “Non sempre. Io lo troverei inutile anzitutto per me stesso. Risparmio le forze. Se cÂ’è qualcuno che è interessato alle cose che io dico o scrivo si faccia avanti, non mi sento di andare a persuaderlo delle mie ragioni”. Incalza il giornalista, sostenendo che in un confronto potrebbe avvenire anche il contrario. Asor Rosa: “Voglio evitare anche il più piccolo rischio che questo accada”.
Ecco svelato il punto: lÂ’intellettuale della sinistra evita il confronto coi giovani di AN perché il contradditorio con chi è distante dalle sue posizioni potrebbe insinuargli il dubbio, fargli vedere le cose da unÂ’altra prospettiva. Sostanzialmente potrebbe scoprire di avere creduto in panzane fino ad oggi; ad un uomo dellÂ’età di Asor Rosa potrebbe esser fatale un colpo del genere, scoprire di essere stato un vigliacco per tutta la vita.

Rubano in casa: incinte, niente cella. E per i vecchi reati scatta l’indulto

Fonte:Il Giornale di Vicenza

di Diego Neri

Tentano il furto in unÂ’abitazione e vengono bloccate. Niente carcere però per loro, perchè sono incinte. E niente carcere nemmeno dopo le condanne passate in giudicato per altri furti in giro per lÂ’Italia, perché lÂ’indulto ha condonato quelle colpe. Morale: Lela Stoikov, 30 anni, e Vesna Ferkovic, 20, con un domicilio in un campo nomadi di Montirone, nel Bresciano, e con pagine di segnalazioni e precedenti negli archivi delle questure di mezza penisola, se la sono cavata con una denuncia a piede libero.
Le due zingare sono state bloccate dalle volanti della questura nel tardo pomeriggio di Ferragosto. Verso le 18, le due si sono intrufolate in un palazzo di via Malaspina 5, ma sono state viste da un residente che ha chiamato il 113. Quando sono arrivati i poliziotti del commissario Cecchetto, le hanno trovate mentre con un cacciavite stavano cercando di forzare la porta di un appartamento. Sono state bloccate e portate in questura. Stoikov aveva fra lÂ’altro un cellulare rubato, per cui è stata indagata anche per ricettazione. Gli agenti hanno scoperto fra lÂ’altro che erano ricercate a Roma e a Genova, perché su di loro pendevano ordini di carcerazione, che sono stati cancellati con il recente provvedimento del governo. Perlomeno lÂ’ultimo colpo in città è stato sventato.

LÂ’indulto, secondo le intenzioni della sinistra che lÂ’ha voluto e votato, aveva lo scopo di svuotare le carceri per ovviare al problema del sovraffollamento; a beneficiare dellÂ’indulto però sono tutti coloro che hanno commessi reati fino al 2 maggio 2006, compresi i rei che non sono ancora stati scoperti o arrestati. Molti di questi, come le due zingare di questo articolo, il carcere non lo vedranno proprio.


 

Quei cortei notturni con troppi tricolori

Da "Liberazione": Piero Sansonetti 6-luglio-2006

Anche se adesso Rifondazione comunista è al governo - e forse sarebbe bene non mostrarsi troppo sovversivi, o antipatriottici, o disfattisti - a me i cortei che sventolano il tricolore fanno sempre un certo effetto. Voglio dire: non un buon effetto. Non è che li condanno, però mi ricordo quando ero ragazzo e c'erano solo due tipi di cortei: quelli con le bandiere rosse e quelli con le bandiere tricolori. I primi erano cortei comunisti, i secondi erano fascisti. E' vero che il Pci faceva tutto quello che poteva per spiegarci che il tricolore era un simbolo anche nostro - il riscatto nazionale, e la Resistenza, e quel disegno di Guttuso con la bandiera rossa sopra e il tricolore che spuntava da sotto (ora se lo sono fregato quelli del Pdci ed è diventato il loro logo elettorale...) - ma non riuscì mai a convincerci del tutto. Anzi, non ci convinse per niente.
Così, l'altra sera, mi ha dato un po' fastidio quel brulicare di bandiere tricolori in tutte le città. Non so se è solo una idiosincrasia della mia generazione: può darsi. Però credo che un problema ci sia, e non riguardi solo le bandiere, ma alcuni aspetti, che a me sembrano preoccupanti, della grande emozione collettiva provocata dalla vittoria calcistica dell'Italia.
Provo a esprimere questo dubbio con una domanda: possibile che l'unico "valore" unificante per tanta gente - e tantissimi giovani - sia il tifo per la nazionale?
Conosco molte risposte a questa domanda. Prima risposta: il tifo di massa è un fenomeno fortemente popolare; seconda: insieme alle bandiere biancorossoverdi c'erano anche tante magliette del Che; terza: c'era un elemento di festa e di gioia e non solo di aggressività nazionalista nei cortei di martedì notte; quarta: insieme agli italiani festeggiavano tanti immigrati che avevano tifato insieme a noi; eccetera eccetera.
Tutto vero (e in parte espresso molto bene, in questa stessa pagina, dal nostro Darwin Pastorin). Però a me restano tre fortissimi dubbi. Il primo dubbio, la prima impressione, è che comunque in quei cortei e in quei giganteschi raduni ci fosse una grande componente nazionalista e - in parte - persino xenofoba. La xenofobia solitamente è accompagnata da un elemento di odio per il debole - lo straniero come debole - e in questo caso, invece, la xenofobia "antitedesca" rappresentava l'odio per il forte: non credo però che possa esistere una xenofobia cattiva e una buona.
La seconda impressione è che nella ricerca della festa collettiva - dietro ai colori italiani e alla squadra di Lippi - ci fosse l'incapacità a trovare altre dimensioni di vivere collettivo e altre idee di collettività.
Terzo dubbio: il "valore" rappresentato dalla nazionale di calcio, come qualunque altro valore nazionalistico, o di pura appartenenza, non è un valore senza principi? E perciò non è un antivalore? E non è quindi molto pericoloso?
Cosa voglio dire con questo ragionamento un po' disperato e isolato? Semplicemente che avverto un enorme vuoto culturale, risultato della crisi drammatica delle ideologie e delle idee, dei sistemi di pensiero. Questa crisi solo a tratti viene terremotata dall'irrompere dei movimenti - i quali, per loro natura, hanno andamento e durata ciclici e non stabili - e poi torna, e porta con se, inevitabilmente, la piatta retorica nazionalista come via d'uscita. E' una retorica che c'entra pochissimo col tifo vero, di quelli che amano il calcio e non le nazioni.

IL DELIRIO DI UN UOMO CHE SENTE, PER SUA STESSA AMMISSIONE, IL VUOTO CULTURALE. L’UOMO IN QUESTIONE, PERO’, VIVE E PENSA (?) A SINISTRA. LA SUA FRUSTRAZIONE VIENE GETTATA ADDOSSO A CHI SI E’ (ANCHE “SOLO” PER UN MONDIALE DI CALCIO) FIERO DI APPARTENERE AL POPOLO ITALIANO.

"L'appartenenza
non è lo sforzo di un civile stare insieme
non è il conforto di un normale voler bene
l'appartenenza è avere gli altri dentro di sé.

L'appartenenza
non è un insieme casuale di persone
non è il consenso a un'apparente aggregazione
l'appartenenza è avere gli altri dentro di sé.

Uomini
uomini del mio passato
che avete la misura del dovere
e il senso collettivo dell'amore
io non pretendo di sembrarvi amico
mi piace immaginare
la forza di un culto così antico
e questa strada non sarebbe disperata"

L'appartenenza

di Giorgio Gaber

Due giugno

La sinistra radicale è portatrice di valori che valgono in ogni tempo e ogni luogo. Il problema è che sono le loro proposte utopistiche a porli ad di fuori da ogni tempo e da ogni luogo, in pratica a farne degli alieni in questo mondo.
A pochi giorni dallÂ’insediamento del governo Prodi, in vista della Festa della Repubblica, voci di esponenti di primo piano della sinistra si sono levate per chiedere lÂ’abolizione delle parate militari durante le cerimonie del due giugno. Come ha detto il Ministro Paolo Ferrero “(Â…) mentre abbiamo militari che muoiono in Iraq e Afghanistan e noi siamo per il ritiro delle truppe, sarebbe un bel segnale non fare la parata”. Quindi, in nome dei soldati che muoiono nelle missioni allÂ’estero, servendo il proprio Paese, la sinistra antagonista avrebbe voluto negare allÂ’esercito il diritto di sfilare in quella che dovrebbe essere, a differenza del 25 aprile, una festa di tutti gli italiani; festa nella quale gli italiani riconoscono doverosamente lÂ’importante sacrificio svolto dai nostri militati  in Italia come allÂ’estero.
Posizioni ottusamente anti-militariste che non hanno nulla di “pacifista”; basti vedere che la sinistra antagonista non perde occasione per attaccare l’importante ruolo svolto dall’esercito, ma ben si guarda dal condannare le spese militari (e le aggressioni militari) di popolazioni mediorientali, africane o asiatiche. Il disarmo unilaterale costruirebbe veramente un mondo di pace?

LA LEGGE, LA VITA E LA MORTE

Il ministro per la Ricerca del governo italiano, il diessino Fabio Mussi, ha ritirato lÂ’adesione dellÂ’Italia alla dichiarazione etica contro lÂ’utilizzo degli embrioni per la ricerca, togliendo il veto italiano al finanziamento europeo della ricerca sugli embrioni.

In proposito si è espresso Massimo dÂ’Alema: “la sua iniziativa è stata certamente opportuna perché lÂ’intenzione di proibire lo svolgimento in altri Paesi di ricerche sulla base di quanto stabilisce la legge italiana era un giudizio non sostenibile”.

Fateci capire: se si votasse una moratoria internazionale sulla pena di morte, forse che DÂ’Alema voterebbe contro perché non è giusto proibire la pena di morte in altri paesi sulla base di quanto sostiene la legge italiana?

Siate onesti signori DÂ’Alema e Mussi: la cultura di morte di cui vi siete imbevuti durante la vostra vita (non dimentichiamoci la trascorsa militanza comunista), in un oggi dove i gulag non sono più politicamente corretti, trova sfogo nella volontà di distruzione degli embrioni, primo e necessario stadio della vita umana.

Pensare che noi difendiamo il diritto alla vita di ogni embrione. Pure, retroattivamente, quelli da cui si son sviluppati gli attuali ministro degli Esteri e ministro per la Ricerca

Protezione civile al lavoro

Fonte: Giornale di Vicenza 15/8/2006

 



Aiuti al Libano I primi container sono in partenza

Affidato alla Regione il coordinamento della raccolta del materiale sanitario. Domani inizia il viaggio con la “S. Marco”

 

È un Ferragosto operativo per la Protezione Civile regionale del Veneto che, attraverso il Sistema nazionale di Protezione Civile, ha intrapreso iniziative in aiuto della popolazione coinvolta nella crisi del Libano. Al Veneto è stata affidata la funzione di Regione coordinatrice a livello nazionale per la raccolta del materiale sanitario di primo intervento. Di concerto con il comparto della sanità, la Protezione civile regionale ha provveduto all'invio del materiale sanitario alla base militare di Brindisi, per l'imbarco sulla nave San Marco. La prima spedizione è costituita da due container, che hanno raggiunto il porto pugliese con personale del servizio di Protezione civile regionale.

«Il Veneto intende supportare incisivamente l'azione a favore delle sfortunate popolazioni coinvolte in questa nuova crisi - ha ribadito l'assessore alla protezione civile Elena Donazzan - e per questo abbiamo provveduto all'invio di alcune tonnellate di viveri, soprattutto di cibo per bambini, che salperanno domani per il Libano. L'impegno della Regione Veneto e del mondo del volontariato si è particolarmente distinto in questi giorni ferragostani, nei quali è risultato per certi versi difficoltoso il reperimento e l'invio di materiale in tempi assolutamente ristretti. Un particolare plauso - ha aggiunto l'assessore Donazzan - va al Servizio Protezione civile della provincia di Padova che, grazie all'assessorato provinciale, ha fornito un prezioso, competente ed efficace sopporto logistico».
A proposto della crisi israelo - libanese, l'assessore Donazzan ha ribadito le parole di Papa Benedetto XVI che auspicano il rispetto di tre diritti fondamentali «quello dei Libanesi all'integrità e sovranità del loro Paese, quello degli Israeliani a vivere in pace nel loro Stato e quello dei Palestinesi ad avere una patria libera e sovrana».

L'intervento della Regione del Veneto è formalizzato in una delibera approvata dalla Giunta regionale la scorsa settimana, di concerto tra gli assessori Donazzan per la Protezione civile, Flavio Tosi per i Servizi sanitari e Isi Coppola per le Relazioni internazionali. Il provvedimento impegna 100 mila euro, seguiti da un successivo intervento di altri circa 50 mila euro, che nel complesso costituiscono un primo contributo della Regione del Veneto alla solidarietà italiana verso le popolazioni vittime della crisi medio orientale.

IL “SIGNOR RATZINGER”

In occasione delle vacanze trascorse da Papa Benedetto XVI in Val dÂ’Aosta, il Consiglio Regionale ha approvato un documento per rinnovare viva soddisfazione per la presenza del Papa in Val dÂ’Aosta. I 4 consiglieri dei DS, i due dei Verdi e Bortot della Sinistra Alternativa hanno abbandonato lÂ’aula per non prendere parte al voto.

Non merita commenti lÂ’ostilità dimostrata da questi talebani laici nei confronti del Pontefici e irrispettosa verso la confessione religiosa che, volenti o nolenti, coinvolge la maggioranza degli italiani. Che stiano meditando sullÂ’imposizione di una tassa-ammenda al Pontefice per la violazione della laicità dello Stato che è un diritto, ma che evidentemente i consiglieri in questione ritengono essere un obbligo?

Degno di nota: il consigliere Bertot della sinistra alternativa per parlare del Pontefice lo nomina con lÂ’appellativo “Signor Ratzinger”.  Ci piacerebbe capire adesso se il signor Bertot chiamerebbe il Dalai Lama “Signor Tenzin Gyatso”.

Tanto per capire se è un laico coerente o, più semplicemente, un anticristiano.